Proposta di
Pace Kurda: Significato storico ed esistenziale
Aldo Canestrari, Istanbul, 30 ottobre 2009
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Scrive il 25 ottobre Yüksel Genç
nell’articolo “Comprendete l’entusiasmo dei kurdi”: |
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« Cio’ che abbiamo vissuto da quando
abbiamo ricevuto i Gruppi di Pace a Silopi forse non lo potremo mai
piu’ vivere in tutto il resto della nostra vita. Migliaia di braccia
protese verso i Gruppi di Pace tentavano di aggrapparsi alla pace
[“Aggrapparsi alla Pace” e’ il titolo del bellissimo libro
che l’autrice di questo articolo, Yüksel Genç, ha pubblicato nel 2006,
e che sto traducendo in italiano: in tale libro-diario essa, che e’
stata una delle protagoniste del primo Gruppo di Pace del 1999, racconta
giorno per giorno come si e’ svolta quella storia, ma, soprattutto,
come e’ stata interiormente vissuta da lei, dalle sue compagne, dai
suoi compagni – Nota del Traduttore] ». |
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Con queste parole, che si riferiscono alla
gioiosa e festante accoglienza tributata in massa dai kurdi ai Gruppi di Pace
dal 19 al 21 ottobre durante il loro passaggio lungo la “Via della
Seta” (ribattezzata “Via della Pace”) a Silopi, a Cizre, a
Nusaybin, a Kiziltepe, a Mardin, a Çinar, a Diyarbakir (cfr.
l’articolo: “Grida di pace” sul quotidiano kurdo Günlük del
22 ottobre 2009), a cui vanno aggiunte le grandi manifestazioni svoltesi in
moltissime altre localita’, Yüksel esprime il modo in cui il popolo
kurdo ha interiormente vissuto l’evento: un vissuto interiore intriso
di decenni di travagliate vicende, e simbolizzato nelle parole di Yüksel dal
piu’ “privato” evento del ritorno a casa,
dell’abbraccio con i cari dopo lunga e ansiosa lontananza. Questo, dice
Yüksel, e’ il vero significato dell’entusiasmo dei kurdi, in
indiretta risposta alle polemiche del Primo Ministro contro il presunto
“spettacolo” inscenato e la mancanza di moderazione dimostrata,
frutto, secondo le forze di governo, di un tentativo di strumentalizzazione
politica dell’iniziativa di pace. |
"Conosco
bene la ragione dell'invito che ho ricevuto. E' ciò che prevedevo, ma che ora
diventa una certezza" dissi timidamente. |
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Ma accanto a questo aspetto soggettivo, al modo in cui un intero popolo
ha interiormente partecipato agli eventi, e’ stato sin
dall’inizio rilevato il carattere oggettivamente “storico”
della svolta verificatasi, e credo che tale caratterizzazione sia un reale
dato di fatto, al di la’ degli inevitabili contraccolpi, periodi di
stasi o di arretramento, nonche’ attacchi e contromisure che tale
svolta inevitabilmente subira’ nel suo iter. Gia’
subito dopo la diffusione della notizia dell’imminente arrivo dei
Gruppi di Pace, 17 ottobre erano stati i due segretari del DTP, Ahmet Türk e Emine Ayna, a rivendicare la
portata “storica” dell’evento: “Vogliamo affermare
che riteniamo estremamente importante questa decisione presa dal PKK in un
periodo in cui – a causa dell’atteggiamento assunto dal governo -
si erano bloccate la politica ed il processo di apertura democratica, e la
consideriamo come un passo di portata storica ”. Mentre numerose
dichiarazioni di intellettuali e personalita’ politiche gia’ dal
17 ottobre ne avevano colto l’importanza (“Vengono tre
gruppi”, Günlük del 17 X 2009), il suo valore di “svolta
storica” era stato ribadito il giorno dell’arrivo dei Gruppi,
19 X 2009, da Seydi Fırat (pure lui gia’ membro del Gruppo
di Pace del 1999: “Benvenuti ambasciatori di pace!”, Günlük 20
ottobre 2009). |
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E pure la direzione del PKK, cioe’ Murat Karayılan, aveva subito pronunciato
valutazioni analoghe, affermando che si era voluto dare inizio ad una nuova
fase, e che i Gruppi di Pace avrebbero potuto costituire un ‘punto di
svolta’ per il popolo kurdo (“Grida di pace”; Günlük
del 22 X 2009). |
"Dille alla Compagna Jiyan, di prepararsi, lei partirà" venne detto, in kurdo. Yüksel Genç, “Aggrapparsi alla
Pace”, Istanbul, 2006 |
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Una scrittrice kurda, Esra Çiftçi, ha intitolato
“Momento storico” il suo articolo su Günlük del 22 ottobre 2009,
scrivendo: “Ci sono alcuni momenti in cui viene scritta la storia; ed
ecco che io ho vissuto e sto vivendo la contentezza di essere una di coloro
che sono testimoni di un momento storico”. E cosi’ ha espresso
quanto da lei vissuto all’arrivo a Silopi dei Gruppi di Pace in mezzo
alle decine di migliaia di kurdi che li attendevano: “Sono una di
coloro che hanno tenuto il conto delle sofferenze vissute su queste terre. Ed
al tempo stesso sono una abitante di queste terre che hanno vissuto ogni
sorta di tormento ed angustia... La contentezza piu’ grande e’
stata di esser una testimone di questo momento storico, di essere una di
coloro che per prime hanno stretto la mano dei guerriglieri venuti a porgere
rami d’ulivo dopo essersi spogliati delle armi, come ambasciatori di
pace... I guerriglieri che venivano dal monte Kandil provenivano chi da 10
anni, chi da 20 anni di vita sulle montagne... Momenti di incontro con i
propri famigliari densi di nostalgia... Per concludere: l’arrivo in
Turchia degli ambasciatori di pace, e’ una storica occasione di
ritrovamento assai piu’ importante di quanto ci si possa immaginare.
Non c’e’ ritorno indietro da questo ritrovamento. Gli ingranaggi
del vecchio sistema che ha fondato la propria tirannia sulle rovine e sulle
fosse comuni disseminate per cent’anni su queste terre, sono ormai
arrugginiti e logori Gli ambasciatori della pace, della liberta’ e
dell’eguaglianza che si accostano alla nostra porta non dovranno
piu’ essere attesi in piedi. Questo e’ il significato essenziale
dell’attesa di centinaia di migliaia di persone che hanno atteso in
piedi giorno e notte”. |
Parlavamo ed al tempo stesso scendevamo rapidamente. Appena giungemmo sul
bordo del ruscello Halil si fermò. La biforcazione del sentiero che saliva a
sinistra riportava all'accampamento da cui eravamo venuti. Disse in kurdo, con aria stupita e incuriosita: “Compagna Jiyan
dove vai?”. I suoi occhi mi guardavano come se stesse aspettando
tutt'altra persona.
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Infatti, se “storico” puo’
essere considerato il significato oggettivo dell’evento, anche il modo
in cui esso e’ stato soggettivamente vissuto ha un suo significato sul
terreno storico. “Storica marcia di pace” intitola un suo
capoverso l’articolo “Grida di pace” su Günlük del 22
ottobre 2009, descrivendo il modo in cui centinaia di migliaia di kurdi hanno
preso parte alle diverse tappe del percorso dei due Gruppi di Pace tra Silopi
e Diyarbakir dal 19 al 21 ottobre. Una partecipazione di massa che aveva
avuto un suo antefatto nel gigantesco afflusso a Diyarbakir dai piu’
diversi angoli della Turchia in occasione della festa per la pace del 1
settembre 2009. Ma che ora si esprimeva nel ricongiungimento con chi da dieci
anni, e talvolta anche piu’, era lontano dalla terra natale e dal
proprio popolo – come continuano ad esserlo le migliaia di guerriglieri
ancora arroccati sul massiccio montuoso del monte Kandil in Irak. |
Yüksel Genç |
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Il clima
si addolciva tra l'inquietudine dei cinguettii degli uccelli. La natura,
bagnata dalle piogge che iniziavano e dalle nevi che cominciavano a
sciogliersi sempre più, ma vestita con il suo abbondante abbigliamento, già
si risvegliava alla primavera. Il seme che usciva dalla terra ammorbidita, il
ramo che sta fiorendo, il torrente esuberante che nasce dai ghiacci che si
sciolgono e dalle nevi che fondono, rinascevano alla vita... I fiori
multicolori si diffondevano tra le nevi cristallizzate che si liquefacevano
dalla terra ammorbidita. La terra a
valle, del colore intenso del rame, in contrasto con il biancore delle cime,
come una mamma che facesse divertire i suoi allegri figlioli, in superficie
si ravvivava con i colori verde, viola, azzurro, rosa, giallo. I bucaneve,
sbucando tra le loro verdi foglioline, annunziavano tra le nevi la buona
notizia del loro arrivo. E questi fiori delicati c'era tra di noi chi li
chiamava "fiori del Newroz", chi "fiori della primavera".
E noi, cercando di camminare sul ripido pendio, prestavamo attenzione a non
scivolare per l'oceano di fango che era sotto i nostri piedi. Marciavamo con
il privilegio di essere i primi che calpestavano questa terra color del rame
che appariva sotto le nevi che appena si stavano fondendo. |
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Appena
raggiunto il Consiglio direttivo il giorno cominciò ad illuminarsi ed il sole
a spandere la sua luce sul mondo. Avvertivo un sentimento di impazienza. Un
attimo prima volevo sentirmi dire da una voce ufficiale la ragione della
venuta. Le ultime ventiquattr'ore erano state più che sufficienti a mettere in
subbuglio il mio mondo interiore... "Conosci
il motivo per cui sei stata chiamata?" |
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Le vicende del
primo Gruppo di Pace del 1999, quello di settembre (deciso dal PKK in seguito
all’apperllo di Ocalan del 1 settembre, e giunto in Turchia il 1°
ottobre a Geli Şin, nel distretto di Şemdinli – ove era
iniziata la lotta armata del PKK – nella provincia di Hakkari), sono
narrate tra l’altro dal suo componente Seydi
Fırat (che e’ pure poi stato accompagnatore esterno
del Gruppo di Pace recente, di Maxmur, del 19 ottobre 2009)
nell’intervista da lui rilasciata il 26 ottobre 2009 alla giornalista Neşe Düzel del quotidiano
“Taraf” (“Seydi Fırat: ‘Anche i kurdi avevano
pensato di rinviare”). Dal suo racconto emerge come la situazione di
allora non fosse ancora matura per un processo di pace. Consegnatisi ai
gendarmi di Van, vennero tempestati di domande sull’assetto del PKK, ma
senza nessun interessamento verso le questioni della pace. Furono trattati
con durezza, e ricevettero pesanti condanne. |
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Se lo aspettavano. Sapevano di andare incontro
al carcere. Ma non si aspettavano una condanna a diecia anni: pensavano ad un
massimo di tre, ma supponevano anche che forse sarebbero stati lasciati
liberi per le buone intenzioni del loro gesto. Eppure il significato che i componenti del primo
gruppo, del 1999, attribuivano al gesto che stavano compiendo, ed il loro
modo di viverlo, erano gia’ allora carichi di una intensita’
traboccante, che emerge, oltre che da ogni pagina del libro autobiografico di
Yüksel Genç, anche dal racconto di Seydi Fırat che rievoca la vigilia
della partenza: “Eravamo tra le 50 e le 60 persone sulla vetta
prospiciente Una analoga intensita’ di emozioni risulta
dalla rievocazione che il medesimo Seydi Fırat fa della recente
“vigilia”, quella del 18 ottobre Diverso era il ontesto storico, e diversa
e’ stata la modalita’ dell’iniziativa di pace kurda. Seydi
Fırat rileva come allora ci si fosse consegnati all’esercito, ora
invece l’impatto e’ stato con le autorita’ civili. Nel
decennio intercorso la sfera militare, che allora condizionava ogni aspetto
della vita della Turchia, ha cominciato a cedere il suo monopolio alla sfera
politica. |
Yüksel Genç |
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Yüksel Genç, nel suo articolo “La
questione del disarmo e l’esperimento del |
Finalmente
la sera del 23 settembre Yüksel
Genç, “Aggrapparsi
alla Pace”, Istanbul, 2006 |
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E Yüksel Genç, ritornando sull’argomento
il 16 ottobre 2009, alla vigilia dell’annuncio pubblico dei nuovi
Gruppi di Pace, rivendica senza esitazioni la giustezza e
l’inevitabilita’ del duplice gesto di 10 anni prima (due erano
stati allora i Gruppi di Pace), che, pur con il suo esito negativo, e con il
sacrificio che era costato, aveva aperto una nuova strada (Günlük del 16
ottobre 2009): si’, se dovesse tornare indietro, a quei giorni del
1999, lo farebbe di nuovo! |
Per
apprendere le reazioni suscitate dall'appello, e per saggiare il polso della
"pubblica opinione" su questo argomento, cominciammo a seguire i
programmi televisivi. La pergola della televisione in ore simili è affollata,
giacciono chi a terra, chi sulle sedie, chi sulle pietre. La prima reazione
che attendevamo finalmente venne da parte del Primo ministro Ecevit. |
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==------------------------------------ Ecco come oggi il PKK ha riassunto le vicende di
allora: “Il 1 ottobre del 1999 il PKK inviò 8
guerriglieri che en- trarono in Turchia da Semzinan, il luogo nel quale la
lotta armata iniziò 15 anni prima. Il primo gruppo era composto da Ali Sapan,
Seydi Firat, Mehmet Sirin, Ismet Baycan, Yasar Temur, Soh- bet Sen, Gulten
Ucar and Yuksel Genc. Al gruppo si fecero incontro 50 soldati. Con loro
avevano 4 lettere indirizzate al Presidente della Repubblica, al Parla-
mento, al Primo Ministro ed al Comandate in Capo delle Forze Armate. Il PKK
dimostrò che se (“Viaggio di pace: come siamo giunti a
questo punto” - www.kurdish-info.eu, 7 ottobre 2009)
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Yüksel Genç, “Aggrapparsi alla Pace”,
Istanbul, 2006 |
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